STORIA DELLA FAMIGLIA NATI POLTRI

Donato o Nato è il capostipite della nostra famiglia.
Dobbiamo supporre che sia vissuto a Firenze. Fu quasi contemporaneo di Dante (che morì nel 1321). Possiamo immaginare che sia nato negli anni in cui si affermava a Firenze la Signoria dei Priori delle Arti, che da ragazzo abbia sentito i sopravvissuti narrare come nella pianura di Campaldino presso Poppi le truppe Guelfe di Firenze avessero sbaragliato con un ardito attacco laterale i Ghibellini guidati da Guglielmo degli Ubertini Vescovo di Arezzo e da Bonconte da Montefeltro (1289). Possiamo immaginare che si sia mescolato ai curiosi che seguivano la costruzione del Duomo (iniziata attorno al 1296) e abbia visto Giotto dipingere la storia di S. Francesco nella cappella dei Bardi in S. Croce.
Così comincia la storia della famiglia Nati (dal 1750 Nati Poltri), proprietaria della Fattoria di Marena dal 1689 ad oggi:
inizia nel 1350, quando un Silvester Nati (=figlio di Donato o Nato) viene eletto Priore a Firenze. Appartiene all'arte dei "Cassettari" (falegnami di cassapanche) e ciò spiega lo stemma di famiglia: un nastro dentato (sega) e due stelle.
A Silvester seguirono Filippo e poi Donato che passò all'arte maggiore dei "Campsores" (cambiatori) e trascorse molti anni a Venezia,
ed il figlio di Donato, Sebastiano (Bastiano) che per primo acquistò beni nella valle del Casentino ed
iniziò ad occuparsi di agricoltura, proprio a lui si riferisce infatti un documento che riguarda una lite
per "uno bove sibi vendito" nel 1467, data che viene considerata l'inizio certo della attività agricola e zootecnica della famiglia.
Suo nipote Francesco fu cavaliere, "Capitano e Connestabile" e combattè con Giovanni dalle Bande Nere. Fu apprezzato dalla famiglia Medici, che l'autorizzò a aggiungere al suo lo stemma mediceo.
Segue una lunga serie di medici ed avvocati: il primo Pietro (Piero) Nati fu medico, visse a Firenze, sposò Alessandra Capponi e fu seppellito in Ognissanti, ove è ancora visibile la tomba.
Il nipote, Piero Nati II, nacque nel 1624, visse a Firenze e diresse l'Orto Botanico di Pisa (fondato da Cosimo dei Medici nel 1544).
Nel 1674 pubblicò un opuscolo dal titolo "Florentina Phitologica Observatio de malo limonia citrata-aurantia Florentiae vulgo La Bizzarria”,
descrivendo un singolare tipo di agrume osservato nell’orto dei Panciatichi nel 1630 (secondo alcuni nel 1644): un ibrido d’innesto che aveva suscitato la meraviglia degli studiosi e del popolo (si tratta di citrus aurantium bizzarria).
Fu compagno di studi e corrispondente dell'aretino Francesco Redi e di Francesco Folli di Poppi.
Pietro Nati comprò la Fattoria di Marena nel 1689, all'asta, morì nel 1715.
Ci fu quindi Francesco, che fu medico e curò a Livorno Carlo di Borbone, che doveva succedere a Gian Gastone dei Medici (ma poi divenne Re di Napoli).
Francesco non ebbe figli ma si prese cura dei nipoti: Nato Andrea, Pietro Gasparo (che fu medico del Vicerè Corsini e dell'esercito borbonico a Palermo) Andrea Vitaliano.
Figlio di Pietro Gasparo fu Lodovico, che sposò Johanna Humbourg (sorella Alessandro Humbourg, importante personaggio della corte di Pietro Leopoldo di Lorena).
Figlio di Lodovico and Johanna fu Cesare, si laureò in legge ma poi non esercitò la professione ma si dedicò alla agricoltura ed alla selvicoltura, tanto da meritarsi il soprannome di " San Pinolo.
Rivestì cariche pubbliche in Bibbiena.
Suo figlio, il Commendatore Alessandro, lo seguì nella passione per la politica e la selvicoltura, fondò la "Pro Montibus et Silvis Aretina" . Suo figlio fu Nato, che morì a 42 anni per un incidente automobilistico.
Nato ed Eleonora Marcucci Poltri ebbero 2 figli: Gian Piero ed Alessandro. Assieme i due fratelli hanno apportato migliorie ed innovazioni
ed ottenuto importanti riconoscimenti per l’attività agricola, zootecnica e per la selvicoltura.
solo negli anni'80 le proprietà e le strade imprenditoriali si sono divise, pur lasciando intatti i vincoli affettivi e gli stretti rapporti di
collaborazione.
Proprio in quegli anni Alessandro, con l'aiuto della moglie Anna Maria e poi dei figli ha affiancato alla attività agricola quella agrituristica e
indirizzato l'allevamento zootecnico verso la selezione della razza chianina.
"Purtroppo babbo Alessandro ci ha lasciato nel 2010.
Noi continuiamo ad investire in strutture, competenze, macchinari e miglioramento genetico degli animali,
garantendo così il presente e scommettendo su futuro della azienda Fattoria di Marena."
Anna Maria,
la figlia Isabella con Fabio Ferri ed i figli Chiara and Francesco Douglas,
il figlio Piero con la moglie Valentina Balloni ed i figli Sebastiano and Arianna.
Ed i nostri collaboratori: Rossana, Roberto, Graziano.
STORIA DI MARENA
La località ha segnalazioni per ritrovamenti preistorici ed assai vicino sono state scoperte terme romane.
Le prime notizie della Fattoria la attribuiscono alla famiglia Cellini, da questa passò ai Falconieri e poi ai Rondinelli.
Nel 1689 la famiglia Rondinelli fallì ed i suoi beni furono messi all'asta: la Fattoria di Marena fu acquistata da Piero Nati che ne fece la sua residenza di campagna.
Dopo il 1717 (morte di Pietro) e prima del 1722 la villa subì una ristrutturazione barocca, di cui non vi è quasi più traccia. Gli affreschi all'interno (panorami e motivi architettonici) sono di fine '700.
la piccola cappella di famiglia fu costruita intorno al 1730 per far celebrare comode messe a don Andrea Vitaliano. Johanna Humbourg, vedova di Lodovico Nati Poltri abbandonò la residenza fiorentina e decise di vivere a Marena durante tutto l'anno.
Suo figlio Cesare fu il primo a dedicarsi interamente alla fattoria, fu agricoltore e selvicoltore e bonificò la pianura sottostante la villa regimentando il torrente Archiano.
L'accesso alla villa, posta vicino all'abitato di Bibbiena, avviene tramite un viale di cipressi centenari , che termina di fronte alla semplice facciata principale dell'edificio,
ornata da una bella scala a doppia rampa e dallo stemma della famiglia Nati posto sul portone principale d'ingresso.
Il giardino frontale conserva poche tracce dell'antica sistemazione all'italiana, mentre quello retrostante è caratterizzato da una grande fontana in pietra serena
e cotto, che segnava probabilmente il centro di un impianto simmetrico successivamente alterato dalla piantumazione di conifere avvenuta agli inizi del '900.
Attorno alla villa si articolano i fabbricati rurali, la cui forma e destinazione è cambiata nel tempo: allontanandosi dalla villa si passa quindi dalla colonica risalente al 1400 al grande edificio del maneggio, costruito negli anni '60 del secolo scorso.
STORIA DELLE COLONICHE
Le case coloniche che compongono la Fattoria di Marena sono di età diversa: più antiche quelle attorno alla Villa e in posizione rialzata,
recenti quelle nella pianura che fu bonificata solo nell'ottocento da Cesare Nati Poltri riducendo in un alveo definito l'Archiano.
Alcuni edifici conservano ancora nel nome un segno evidente di passate utilizzazioni:
Fornace (per la cottura dei laterizi) Bigattiera (per l'allevamento del baco da seta o bigatto);
altre della famiglia di mezzadri che più a lungo vi ha abitato.
Una storia particolare ha l'edificio chiamato Camenza, che include un antichissimo oratorio.
Cosa è una FATTORIA, differenza fra fattoria e PODERE
La straordinaria ricchezza di edifici della campagna toscana è dovuta alla caratteristica forma di conduzione dei terreni,
detta mezzadria o appoderamento e caratterizzata dalla "collaborazione" (più o meno bellicosa con il variare dei periodi storici)
fra PADRONE e CONTADINO (MEZZADRO).
La situazione più diffusa era la seguente: un proprietario (PADRONE) aveva una o più fattorie, le fattorie potevano essere più o meno grandi
ma erano sempre composte da sottounità chiamate poderi, la fattoria aveva una villa o casa padronale in cui il padrone viveva per tutto l'anno o
veniva solo per controllare i raccolti, talvolta una casa in cui viveva un amministratore o fattore,
c'erano poi magazzini in cui venivano conservati i prodotti agricoli (in toscana soprattutto grano, vino, olio, formaggi e salumi)
e piccole officine per i lavori di riparazione e di costruzione che venivano fatti direttamente nella fattoria.
Talvolta, soprattutto nei periodi più antichi, abitazione del fattore e magazzini erano interni alla villa, protetta in genere da robuste inferriate al piano terreno.
Spesso c'era un bosco del padrone, che produceva legname da costruzione e legna da ardere, alcune fattorie avevano una propria fornace
per cuocere i mattoni.
Il terreno coltivato ed una parte dei boschi erano divisi in unità produttive minime, chiamate poderi, ogni podere doveva dare lavoro e cibo sufficiente per la
famiglia del lavoratore della terra, detto CONTADINO (MEZZADRO o COLONO):
aveva terreni da seminare (a grano, avena, orzo, mais, erba da falciare) filari di viti, una parte di prato per gli animali,
una casa per la famiglia del contadino, una stalla per gli animali del podere, una porcilaia, una loggia per gli attrezzi ed un AIA per le battiture.
Spesso nel podere c'erano poi strutture per lavori particolari come i seccatoi per le castagne o per il tabacco.
Il padrone, proprietario dei terreni, delle case e di una parte del bestiame, non stipendiava il lavoratore della terra, ma lo prendeva come "socio (..di minoranza!)"
(anzi, prendeva come socia tutta una famiglia, di grandezza proporzionale alla necessità di lavoro del terreno): i raccolti venivano poi divisi fra in due parti:
una al proprietario, l'altra al contadino (la ripartizione tra le due parti è stata per lungo tempo" a mezzo" , da cui il termine di mezzadria).
Ormai la mezzadria è scomparsa, la meccanizzazione e la diminuzione di valore dei prodotti agricoli hanno ridotto notevolmente la
quantità di persone che si dedicano alla agricoltura: una fattoria in cui vivevano più di duecento persone adesso viene coltivata da due famiglie:
le case coloniche ed una parte delle stalle e dei magazzini, non più utilizzati nè utilizzabili per le attività agricole sarebbero stati destinati all'abbandono
se non se ne fosse trovata una nuova utilizzazione con l'agriturismo.
